Evviva, lavoro in una bakery! O forse no…

E’ vero, questo mese sono stata molto offline. Non ho sfornato, non ho fotografato, non ho quasi scritto e ho anche condiviso pochissimi contenuti. Ma non sono in preda ad una pigrizia primaverile: in effetti ho iniziato a lavorare.

Tutto è iniziato con un volantino visto in una delle bacheche alla preschool. Non un annuncio di lavoro, ma un volantino dove si pubblicizzavano torte decorate in pasta di zucchero per Comunioni e Cresime (a proposito, avete visto il mio tutorial a tema? Lo trovate pubblicato su cakemania.it). Era il volantino di una bakery, per essere precisi. L’ho guardato inizialmente con sospetto, poi dopo qualche giorno mi sono decisa a fare delle ricerche e ho scoperto che la bakery in questione era a 15 minuti da casa mia. Una zona per me inesplorata, dove non passa il mio autobus, ma comunque raggiungibile a piedi. Era metà febbraio e mi sono decisa a portare un mio CV.

Qui in Irlanda spedire CV a mezzo email pare serva davvero a poco. Se è per rispondere ad un annuncio può funzionare, ma per le candidature spontanee bisogna necessariamente presentarsi di persona al manager. Dopo mesi in cui spedivo email, ho fatto effettivamente così: ci sono andata di persona e ho chiesto di parlare con il manager.

La ragazza con cui ho parlato è anche la ragazza che si occupa della parte di pasticceria e della decorazione delle torte: ero incredula quando non solo si è fermata a leggere con attenzione il mio CV, ma mi ha detto “mi piaci, mi piace il tuo CV. Sapresti fare una torta così?” e mi ha mostrato una foto. Poi mi ha spiegato che non stavano cercando personale, ma che voleva parlare con il titolare e che mi avrebbe richiamata la settimana successiva.

Le settimane sono passate, nessuno si è fatto sentire fino alla fine di marzo. Qualcuno mi ha spiegato che per un irlandese “ti chiamo domani” significa “ti chiamo prima o poi, in un tempo tra domani e l’infinito”. Poco prima della partenza per le vacanze di Pasqua ho ricevuto un email in cui mi chiedevano la disponibilità ad un colloquio. Il colloquio è andato bene (probabilmente perché ho dovuto più ascoltare che parlare) e ho fatto una mattina di prova per vedere come funziona il lavoro. Ho impiegato più o meno mezz’ora a capire che non si tratta affatto di una bakery ma di un coffee shop che fa anche torte. Non mi dilungo nei dettagli, ma magari prima o poi qualcosa ve lo racconto.

Insomma il vero motivo per cui sono molto off line è che sono esausta. In pratica preparo panini, ho imparato di nuovo a fare il caffè (è una cosa che mi era già capitata di fare per lavoro ma non ricordavo quasi nulla), sto imparando a fare il cappuccino come piace ai clienti (io ve lo dico, non è un cappuccino), lavo e pulisco. Ogni tanto aiuto a preparare una torta ma finora ho toccato pochissima pasta di zucchero, per di più per metterla nel forno microonde così che diventi più malleabile (non fatelo. A me pare che si secchi irrimediabilmente).

I turni pesanti, gli spostamenti a piedi (ogni giorno cammino per minimo 4 km e mezzo) e i bambini mi stanno mettendo a dura prova. La paga tra le altre cose è meno che minima, ma settimanale. Già, i bambini. Come faccio con i bambini? Figlio Nano frequentava già la preschool tre ore al giorno, un turno al mattino dalle 9.15 alle 12.15. Sono riuscita ad inserirlo anche nel turno del pomeriggio, dalle 12.30 alle 15.30. Io inizio a lavorare prima che la preschool apra, per fortuna lo può portare il suo papà. Figlio Elfo è a scuola fino alle 13.10. Una mamma con cui ho legato nei mesi scorsi e che parla italiano lo prende e lo tiene per circa un’ora. Ha un figlio in classe con lui e giocano volentieri insieme, in uno scambio linguistico in cui figlio Elfo insegna l’italiano al compagno e il compagno gli risponde spesso in inglese. Bellissimi! (Non fosse che secondo me figlio Elfo non sta affatto imparando l’inglese. Fa ostruzionismo linguistico). Io esco quasi sempre alle 14, passo a prenderlo perché per fortuna abitano vicino al coffee shop e lo porto a casa.

Quasi tutti i giorni mi chiedo perché lo faccio. Non ho una motivazione economica, sto prendendo troppo poco e non lo dico per lamentarmi. Ho grandi speranze di un’esperienza da spendere domani in una bakery mia. Per questo lo faccio. Perché sono troppo testarda per mollare. E perché sto migliorando il mio inglese: almeno uno tra me e figlio Elfo lo imparerà!

4 Comments Evviva, lavoro in una bakery! O forse no…

  1. Francesca - Acchiappaidee Aprile 22, 2016 at 6:49 pm

    Non molare credi nei sogni e volersi in alto… Lo so è dura e con due pargoli lo è di più ma nulla arriva stando seduti! Io faccio il tifo per te… Un abbraccio made in italy

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    1. Lisa Furlan Aprile 25, 2016 at 6:46 pm

      Non è che prima stavo seduta in realtà! 🙂
      Comunque grazie, un abbraccio anche a te dall’Irlanda

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  2. mammaalcubo Aprile 28, 2016 at 1:27 pm

    Forse una risposta razionale al perchè lo fai ora non c’è, ma avere un progetto e una meta giustifica tutto. Anche solo per l’inglese e per stare un po’ tra la gente forse ne vale la pena, anche se economicamente e organizzativamente non sembrerebbe.
    Go Lisa go!

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    1. Lisa Furlan Maggio 2, 2016 at 6:55 pm

      L’inglese è da solo una fortissima motivazione! Già in un mese il mio livello di comprensione è decisamente migliorato. Poi vabbeh, qui parlando un inglese terribile, ma comunque è un buon incentivo 😉

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