Otto mesi expat

Sono una springsteeniana. Questa è la settimana Bruce

Questa è la settimana Bruce. È la settimana in cui Bruce Springsteen fa due concerti a Dublino, a Croke Park, e io ho i biglietti per entrambi. Tre anni dopo l’ultimo.

È la settimana in cui sogno il concerto tutte le notti, in cui mi sveglio al mattino e penso “mancano 12 ore al concerto” e invece no perché il concerto è venerdì e oggi è mercoledì. (Non è che mi sveglio alle 9, il concerto comincerà alle 7pm) 🙂

È la settimana in cui cerco di imparare finalmente tutte le canzoni a memoria, neanche fosse un esame. La verità è che non imparerò mai tutti i suoi testi ma ho sempre l’impressione che lui stia parlando proprio di me.

È la settimana in cui guardo le scalette degli altri concerti dei tour, sussulto per  il titolo di una canzone, passo dal batticuore alle lacrime.

Sono una springsteeniana, che in gergo significa “fan di Bruce Springsteen”. Peggio, sono quella che Gianluca Morozzi definisce nei suoi libri una “springsteeniana emotiva”. Il che significa che se c’è Bruce Springsteen di mezzo torno teenager, con gli occhi a cuoricino e perdo completamente il controllo delle mie facoltà mentali.

Dal 2000, quando ho iniziato davvero ad ascoltare la sua musica, sono stata a dodici concerti. Li ricordo tutti e potrei quasi citarvi le scalette a memoria. Di ognuno ho una canzone nel cuore, un momento indimenticabile, un brivido. Per una vera springsteeniana dodici concerti in quindici anni vi assicuro sono quasi pochi. Però nel 2008 ho dirottato il mio viaggio di nozze lungo la Route 66 per un concerto di Bruce al Giants Stadium, New Jersey. Non sono mai stata una donna facile da accontentare, nel caso non si fosse capito.

Ho visto Bruce tornare sul palco, a concerto finito e luci accese, sedersi al piano e continuare a suonare per un pubblico che non è era ancora pronto a dire “Arrivederci”. L’ho visto suonare, ballare e cantare sotto la pioggia. Ma non una pioggerellina, un diluvio. L’ho visto raccogliere richieste da sotto il palco come un juke box. L’ho visto suonare canzoni che mai avrei sperato di sentire live. L’ho sentito dire “Ci vediamo ancora”, ma non in inglese. In italiano.

Si dice che al mondo esistano due tipi di persone: chi ama Bruce Springsteen e chi non l’ha mai visto dal vivo. Aggiungerei una terza categoria: chi l’ha visto dal vivo e l’ha amato ma ha avuto a che fare con una springsteeniana emotiva e “mai più, grazie”.

Questa è la settimana Bruce e vi voglio raccontare perché l’ho visto tante volte. Perché dal 2001 a quest’anno non ho perso nessun suo concerto a San Siro. Perché vado a vederlo due volte in tre giorni e mi sono svenata per acquistare i biglietti.

Lo faccio perché un biglietto per un suo concerto è come un biglietto della lotteria. Si vince la tua canzone, quella che tra tutte ti toglie il fiato, quella che non suona praticamente mai. Bruce Springsteen ha una scaletta di base, ma è come le scale di Hogwarts. “Alle scale piace cambiare”. Non sai quando la farà, puoi essere fortunato e ascoltare Racing in The Street al tuo primo concerto, o vederne solo uno e sentire The Promise. (Storie vere di persone che sono venute con me. E che rientrano probabilmente nella categoria del “mai più, grazie” ma a cui voglio bene lo stesso).

Lo faccio perché sono follemente springsteeniana. Questa è la settimana Bruce.

Se siete qui a Dublino per il concerto e vi servono informazioni le trovate qui. Per venerdì ho un biglietto numerato in piccionaia, ma domenica cercatemi su twitter, sono nel prato.

È la settimana Bruce!

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